di Deejay

Vaccini: quando i titoli dei giornali sono più pericolosi delle fake news

L’infodemia che sta accompagnando questa terribile pandemia ci espone giornalmente a un bombardamento incredibile di informazioni. A farla la padrone sono le numerose fake news di cui ci occupiamo quotidianamente e alle quali la gente abbocca con una facilità inaudita, gratificando economicamente a suon di click chi le crea e le diffonde.

Quando a fare disinformazione sono le testate “ufficiali”, però, il quadro si complica ulteriormente, in virtù del fatto che è normale prendere più sul serio una notizia che proviene da una fonte autorevole. Anche i giornali devono vendere, e sul web il ritorno economico avviene tramite un titolo accattivante che spinga l’utente a fare click su di esso. Non è la prima volta che ne parliamo e, come abbiamo detto più volte, entro certi limiti ci sta: è normale attirare l’attenzione della clientela sul prodotto che si vuole vendere. Anche noi sappiamo benissimo quanto la scelta del titolo sia fondamentale per il successo dell’articolo in termini di views: molti dei nostri articoli che ritenevamo interessanti e degni di discussione, non se li è praticamente filati nessuno, mentre altri articoli decisamente più “frivoli” finiscono per riscuotere un successo inaspettato, in virtù di un titolo più immediato e che attira maggiormente l’attenzione dei lettori. Dunque, anche noi cerchiamo di scegliere un titolo che invogli a leggere l’articolo, ma cerchiamo di evitare il clickbait, cercando di non scegliere titoli ambigui o, peggio ancora, totalmente fuorvianti.

La stampa “ufficiale” propone molto spesso dei titoli a dir poco fuorvianti, e lo si scopre aprendo i relativi articoli. Il problema, che voi tutti conoscete benissimo, è che la stragrande maggioranza dei lettori si ferma solo al titolo, talvolta alla sola immagine. Gli articoli vengono poi condivisi e resi visibili a un numero imprecisato di persone, e anche in quel caso poche di esse si prenderanno la briga di leggere l’articolo per intero.

Nello specifico, vi andiamo a parlare di un articolo di ANSA, pubblicato il 21/10/2020 (ma anche altri giornali hanno riportato titoli simili per la medesima notizia):

“Morto un volontario del vaccino Astrazeneca in Brasile”

Un titolo che avrà sicuramente fatto la gioia dei tanti no-vax e negazionisti, i quali lo stanno utilizzando (e continueranno a farlo anche in futuro) come prova provata delle loro teorie sulla pericolosità dei vaccini.

Aprendo l’articolo (che è stato successivamente modificato), si legge però questo:

“Morto un volontario del vaccino Astrazeneca in Brasile ma è giallo, non aveva ricevuto la dose. Si era iscritto al programma di sperimentazione ma non aveva ancora ricevuto la dose. Lo precisa Bloomberg. Il consorzio Irbm di Pomezia, conferma la disponibilità delle prime dosi entro dicembre.”

Per un ulteriore approfondimento sull’episodio vi rimandiamo a questo articolo di Bufale.Net.

Noi, come al solito, ci dedicheremo ad approfondire le reazioni all’articolo e a darvene conto attraverso qualche esempio. Va tuttavia premesso che moltissimi commenti e moltissime condivisioni sono a opera di lettori che sottolineano ciò che noi stiamo sottolineando col nostro articolo, stigmatizzando l’accaduto. Questo aspetto ci rincuora.

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