Stefano Cucchi chiamato in causa per commentare un caso di droga a Mulazzano: odio immotivato

Siamo a Mulazzano, in provincia di Lodi. Qui i carabinieri hanno notato un 17enne dal comportamento sospetto, che una volta avvicinato da una gazzella ha colpito un agente con uno spintone. Infatti è stato denunciato alla procura per i minori per resistenza a pubblico ufficiale e segnalato al prefetto di Lodi quale consumatore di stupefacenti. Era in possesso di due bustine di cocaina in tasca. La notizia è stata data da Il Cittadino di Lodi, quotidiano del Lodigiano e del Sudmilano. Ma l’articolo, diffuso in rete anche su diversi gruppi locali, ha catturato l’attenzione in particolare per la reazione di un utente che ha azzardato un collegamento alquanto infondato, tra questa vicenda e un’altra storia drammatica, ma che con la droga ha un legame marginale. Si tratta della morte di Stefano Cucchi: sono serviti dieci anni di battaglia legale per giungere alle condanne dei responsabili, che lo hanno pestato in prigione fino a togliergli la vita.

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Come scomodare Stefano Cucchi per niente

Cosa c’entra la morte di Stefano Cucchi con un 17enne che spintona un agente e che ha della cocaina in tasca? Difficile dirlo. Ma è questo il collegamento azzardato in rete da un utente, al momento della lettura della vicenda di Mulazzano.

A quanto pare Cucchi diventa emblema della pericolosità della droga, insinuando dunque che la sua morte sia stata dovuta ai suoi problemi di tossicodipendenza. Problemi di cui, senza alcuna sensibilità, vengono accusati sua sorella e i suoi genitori, chiamati in causa in quanto parzialmente responsabili della sua morte, perché rei di averlo abbandonato quando era in vita per poi piangerlo da morto, andando contro Matteo Salvini. cucchi mulazzano

 

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