di Deejay

E se i complotti fossero a loro volta un complotto?

Aprite gli occhi”, ci ripetono di continuo i complottisti.

Certo, a loro dire sono gli unici a questo mondo a porsi dei dubbi, quando in realtà fanno l’esatto contrario: si concentrano su una tesi che possa in qualche modo confermare una loro convinzione e non si porranno più alcun dubbio a riguardo: qualsiasi tentativo di discussione fallirà miseramente: è così e non si discute. Non male per chi si vanta di porsi dei dubbi, no?

Pensate che noi siamo così presi dal fact checking che ci poniamo così tanti dubbi da dubitare anche di come ci chiamiamo. Quando ci inviano degli screenshot di commenti di presunti AF, cerchiamo in modo maniacale di capire se si tratti di un troll, e non sempre ci riesce: nel dubbio non lo pubblichiamo e, nonostante la nostra pignoleria, talvolta ci capita di rimanere fregati lo stesso, con la conseguente auto adozione nella nostra stessa pagina.

Con questo articolo, però, voglio liberarmi per un attimo di tutti questi vincoli: voglio mettermi nei panni di un complottista e andare anche oltre il suo dubitare: voglio dubitare molto più di lui.

Prendiamo ad esempio una delle teorie del complotto più diffuse, riguardanti il cancro:

“La cura definitiva contro il cancro esiste già ma ce la tengono nascosta perché alle case farmaceutiche conviene più curare che guarire”

Beh, sì, lo scopo di ogni azienda è anche quello di fatturare. Strano ma vero.

Partendo da questa teoria, allora mi sono chiesto: siccome alle case farmaceutiche conviene di più che la gente si curi, perché “Big Pharma” dovrebbe preferire un vaccino a una cura, quando con la seconda ci guadagnerebbe molto di più?

Ma soprattutto: perché i complottisti non applicano lo stesso ragionamento che applicano quando si parla della cura dei tumori?

E allora oggi, mettendomi nei panni di un vero complottista, mi chiedo:

“E se le fake news contro i vaccini fossero create proprio dalle case farmaceutiche perché a loro conviene curare piuttosto che prevenire?”

Questa affermazione è ovviamente una provocazione, ma è una domanda che un vero complottista dovrebbe porsi, o sbaglio? Insomma, ci troveremmo di fronte a una sorta di “complotto al quadrato”.

Al di là di questa estrema provocazione, mi è lecito chiedere: chi c’è dietro a tutta questa montagna di fake news? Ci sono degli interessi? Uno degli interessi più ovvi è il ritorno economico immediato da parte di chi le divulga, che sa di poter far presa su un popolo di boccaloni.

Ci possono essere anche altri interessi, di ben altre dimensioni, oltre all’immediato ritorno economico di un piccolo troll della porta accanto?

Per esempio, ci sono dei sospetti che vanno oltre la semplice supposizione, che la Russia abbia investito ingenti risorse economiche in campagne di trolling tramite social per destabilizzare l’Europa e in generale l’Occidente, appoggiando movimenti sovranisti locali. Molte fake news vengono pubblicate da profili sospetti, specie quelle che riguardano i migranti o quelle che tendono a screditare l’Unione Europea.  Se ne parlava già nel 2017, alla vigilia delle elezioni europee, quando si ipotizzava che ci fosse la manina del Cremlino dietro la diffusione tramite social di notizie atte a favorire la vittoria dei movimenti sovranisti.

Anche durante questa pandemia di Coronavirus c’è chi ha puntato il dito sulla Russia.  Se ne parla, per esempio, in questo articolo de “La Stampa” del 14 Aprile 2020

Il New York Times ha analizzato una vasta mole di post su diversi social, e si è fermato anche su alcuni siti particolari, che sembrano avere la funzione di impiantare storie false o misinformation, tra cui The Russophile. Non importa il singolo sito, che può anche essere piccolo: «Sono un cloud di influencers russi», spiega Linvill, un professore di comunicazione che ha esaminato milioni di post di troll russi. Difficile isolare un nodo in una rete complessa di attori.

Sarà vero? Sarà falso? Certo è che se un anonimo troll, dal proprio sottoscala, è in grado con pochi click di diffondere in poco tempo una fake news a livello globale in cambio del vil denaro, figuriamoci cosa potrebbe fare un Governo anche solo con l’equivalente in denaro, per esempio, di una sola bomba usata per condurre una guerra convenzionale. Ho parlato dei sospetti sulla Russia, ma sono tecniche facilmente implementabili da qualsiasi Governo per plasmare a proprio piacimento l’opinione pubblica.

Devo però ammettere che è stato bello fare il complottista, anche se solo per poche righe.

Concludendo: “Ogni tanto, qualche domanda, fatevela”, ci ripetono i complottisti. Ecco, io  di domande me ne sono fatte più di una. Voi, invece? Non vi siete mai posti il dubbio di essere manipolati da qualcuno?

Non ho altre domande, Vostro Onore.

 

 

 

 

 

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