di Deejay

Quando il problema era il 4G

Quelli che pubblicano in modo compulsivo i link con “tutta la verità sul 5G”, probabilmente, lo stanno facendo dal loro Smartphone 4G di ultima generazione.

Eppure, cercando in rete, possiamo facilmente reperire articoli di circa 10 anni fa, che parlavano del 4G più o meno come si parla del 5G oggi.

Probabilmente certi articoli erano condivisi con preoccupazione dal proprio telefono 3G, anche se allora i social erano diffusi, ma più che altro tra i giovani. E forse sarebbe stato meglio se le cose fossero rimaste così.

Un articlo de “L’espresso” datato 31 ottobre 2012, portava questo titolo:

NO ALLE EMISSIONI DEL 4G

Una ventina di associazioni protestano contro il decreto Crescita 2.0, che apre all’aumento dell’elettrosmog per sostenere la rete mobile di quarta generazione, appena lanciata a Roma e Milano. Proprio ora che si torna a parlare dei danni alla salute causati dai cellulari

E ancora:

La rete mobile di quarta generazione (4G) è partita pure in Italia, anche se solo a Roma e Milano.  Navigheremo più veloci su internet, ma in contemporanea aumenteranno fino a dieci volte le emissioni di elettrosmog dai ripetitori cellulari. È il risultato di un decreto pubblicato a metà ottobre, chiamato ‘Crescita 2.0’, che asseconda le richieste degli operatori. Questi hanno bisogno di aumentare le emissioni dei ripetitori per rendere efficiente la nuova rete.  Così, è scoppiata la rivolta: una ventina tra associazioni contro l’elettrosmog e comitati di quartiere, più una dozzina di medici e scienziati hanno firmato una lettera indirizzata alle principali istituzioni dello Stato chiedendo il blocco delle nuove misure. Coincidenza vuole che, per la prima volta in Italia, il 12 ottobre la Cassazione abbia riconosciuto un legame tra l’uso continuo del cellulare per lavoro e un tumore (benigno) al nervo cranico trigemino, concedendo di fatto una pensione Inail di invalidità a un manager bresciano.

Già, stavolta il governo ha voluto davvero sfidare l’ira popolare, con una norma concertata da vari ministeri (Sviluppo economico, Ambiente, Salute): stabilisce che i ripetitori – come al solito posti sui tetti condominiali- rispettino i limiti sulle emissioni elettromagnetiche in base a una media giornaliera. Il limite resta di 6 volt al metro (di gran lunga il più basso d’Europa), ma prima gli operatori non dovevano superarlo mai, nemmeno nei momenti di picco. «Significa che nelle ore di picco potranno andare ben oltre i 6 volt al metro, basta che la media giornaliera rispetti questo limite», dice Daniela Caramel, presidente Comitato Viale Lina Cavalieri di Roma, uno dei firmatari della lettera. «È vero. A causa della normativa precedente, le emissioni finora sono state in media di 2 volt al metro. Ma per le norme italiane comunque non potranno mai superare i 20 volt al metro, che è anche il limite applicato nel resto d’Europa», dice Mario Frullone, direttore delle Ricerche alla Fub (Fondazione Ugo Bordoni) che, in quanto braccio tecnico del ministero dello Sviluppo economico, ha seguito direttamente la questione.

L’articolo è stato “ripescato” dalla pagina “WindWorld”, e non è l’unico articolo dell’epoca a parlare di proteste per l’allora nuova rete 4G/LTE. Ce ne sono altri, per lo più riguardanti proteste locali.

Tra 10 anni, o forse meno, molti di coloro che oggi si lamentano del 5G, magari, scriveranno post indignati contro il 6G, usando il proprio device 5G.

Coronavirus permettendo.

E 5G permettendo.

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