di Deejay

Portogallo: organizzano un “Corona Party” per sensibilizzare la clientela e ottengono l’effetto opposto. Ma è giusto indignarsi?

Qualcuno potrà obiettare che qui l’analfabetismo funzionale c’entri ben poco, e probabilmente è vero, ma volevamo condividere con voi una riflessione su un caso che sta invadendo le nostre home in queste ore.

Una festa molto particolare, svoltasi in un locale Portoghese ai primi di Marzo, sta facendo indignare il popolo del web.

Un Corona Party con tanto di dj e mascherine che, alla luce di quanto stiamo vivendo, appare come qualcosa di criminale.

In effetti, se qualcuno oggi solo si azzardasse a organizzare qualcosa del genere qui in Italia, ma anche in buona parte del Mondo, verrebbe giustamente denunciato o arrestato.

Teniamo a mente come la nostra percezione del pericolo rappresentato dal Covid19 sia mutata rapidamente, quanto esponenziale è stata la curva dei contagi. Agli inizi di Marzo noi assistevamo alla messa in essere delle prime restrizioni forti.

In Italia le prime restrizioni vennero applicate il 24 febbraio 2020 in alcune regioni del nord, quando vennero chiuse discoteche, cinema e vennero annullati tutti gli eventi, ma si continuò tranquillamente a fare festa altrove. Ricordiamo tutti #milanononsiferma, le spiagge piene e gli impianti di risalita presi d’assalto. Sembra un anno luce fa. E invece era circa l’altroieri.

Potremmo discutere a lungo sull’opportunità di organizzare un “Corona Party” anche solo per esorcizzare la paura, ma vale la pena di ricordare che, prima dell’imposizione delle restrizioni, ne vennero organizzati anche in Italia, e nessuno si scandalizzò.

Andando a cercare la pagina Facebook del locale portoghese che ha organizzato il party, abbiamo trovato anche il flyer originale

La festa si è svolta Sabato 7 Marzo. Qui in Italia iniziavamo a renderci conto della catastrofe, nel resto d’Europa un po’ meno. Non solo: andando a sbirciare tra le foto della pagina del locale, scopriamo anche che, in realtà, lo scopo del party era quello di sensibilizzare la clientela sul Coronavirus. Che fosse inopportuno o di cattivo gusto, forse ancora non lo potevano sapere, ma è comunque facile ipotizzare che gli organizzatori fossero in buona fede.

Sta di fatto che noi, in Italia, avevamo appena finito di bere gli ultimi aperitivi in compagnia.

Pochi giorni dopo, in Portogallo, venivano imposte le chiusure di scuole ed esercizi.

Cercando informazioni all’interno di articoli online della stampa locale, l’unica vera critica che allora venne mossa al locale, e riteniamo sia più che legittima, è stata la simulazione di un’emergenza sanitaria, sfruttando un’ambulanza che si trovava nel park del locale, Non si usano indebitamente risorse sanitarie e questa critica è imho sacrosanta.

Insomma, questo “Corona Paty” ha tutta l’aria di essere stata una buona iniziativa mossa da nobili intenti, trasformatasi però in un boomerang mediatico mondiale.

I commenti, ve ne riportiamo solo alcuni a titolo esemplificativo, sono centinaia e molti provengono dall’Italia.

Inutile proporvene troppi, tanto sono tutti simili e li potete immaginare. Alcuni sono davvero offensivi.

In un certo senso possiamo comprenderli, visto che siamo il Paese che piange più vittime al mondo. Ma, ripetiamo: qual era la nostra sensibilità verso il coronavirus solo  un mese fa?

 

In conclusione: quanto c’entra l’analfabetismo funzionale in tutto ciò? Sinceramente, vista la gravità della situazione, è difficile biasimare chi si indigna. Però, in questo caso, pare che la causa del grande equivoco sia la data, ed è sempre un bene verificare la data di ciò che si commenta o che si condivide.

Non è da escludere, per esempio, che a qualcuno passi per la testa di condividere le foto di una qualsiasi festa svoltasi in Italia a metà febbraio e che le condivisioni indignate possano diventare virali (scusate il termine), danneggiando ingiustamente l’autore. Ammesso che non sia già capitato.

Categoria? Difficile assegnarne una, ma propendo più per “è il concetto che conta”.

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