di Deejay

Perché tanti “sceriffi da balcone” sono diventati negazionisti?

Marzo e Aprile 2020: uno dei lockdown più duri al mondo ci aveva tutti rinchiusi in casa. Tra striscioni arcobaleno con scritto “Andrà tutto bene”, Dj Set e canti sulle terrazze, nasceva una nuova figura, temuta soprattutto dai runner e da chi portava il proprio cagnolino a espletare i suoi bisogni fisiologici, ma anche da chi si muoveva per comprovate esigenze lavorative o di salute e rischiava comunque di rimanere vittima delle sue particolari attenzioni. Lo “Sceriffo da balcone” era uno che restava a casa come tutti, ma che ci teneva a far sapere al mondo come lui fosse in grado di rimanere a casa meglio degli altri. Sempre pronto a riprendere verbalmente chiunque gli capitasse a tiro fisicamente, non mancava di pubblicare ripetuti post sui social: “Guarda caso sono diventati tutti runner ora”, oppure “Poveri cani, quanti volte li fanno pisciare pur di uscire di casa?”. “Troppa gente in giro, non ne usciremo mai, cosa non vi è chiaro? State a casa!!!”. Le cronache riportarono anche alcuni episodi decisamente spiacevoli, per esempio c’è chi se la prese con gli Alpini che stavano consegnando le mascherine alla popolazione, oppure di genitori di bambini autistici costretti a “contrassegnare” il proprio bambino con un nastro blu. Per non parlare dell’apoteosi che si raggiunse con il runner solitario sulla spiaggia rincorso dagli elicotteri, il tutto in diretta nazionale da Barbara d’Urso. Come potete notare dai link che vi abbiamo fornito, ci occupammo più volte di questo “estremismo restacasista”, e lo facemmo in un periodo in cui il “senso comune”, quello dal quale il buon senso si nasconde, non vedeva la cosa di buon occhio.

Un anno fa in molti avevano, sicuramente in buona fede, la convinzione che fosse un sacrificio necessario (e lo è stato, per limitare la portata di quella che è stata ed è tutt’ora un’immensa strage), ma che la sua durata sarebbe stata molto limitata, e che al termine del quale il problema sarebbe stato definitivamente risolto e pronto a passare nel dimenticatoio. “State a casa, in fondo sono solo 15 giorni”, dicevano con incolpevole ingenuità. Poi diventarono 30, poi ancora di più.  Chi era più pessimista (o realista), solitamente, era meno intransigente. Scorrendo le vostre home avrete probabilmente notato come alcuni vostri contatti che un anno fa erano orgogliosamente sceriffi da balcone, abbiano totalmente cambiato idea, cedendo alle sirene del negazionismo. Cosa li ha fatti passare da un estremo all’altro? Non è facile dare una risposta, ma ci proveremo.

Quando sembrava tutto finito, con un’estate abbastanza “normale”, verso la fine della stessa apparve evidente che, in realtà, non era finito proprio nulla. I contagi ripresero a salire, tra chi incolpava le discoteche o chi era andato a prendersi il virus in vacanza all’estero. Probabilmente i contagi sarebbero prima o poi risaliti comunque. Insomma: il virus non era affatto sconfitto come molti credevano. Può anche darsi che chi ha combattuto stoicamente dal proprio balcone con tanta passione, abbia poi avuto la sensazione di aver combattuto invano. Contemporaneamente, le conseguenze economiche e morali dovute alla tragica ricaduta occupazionale, iniziarono a farsi sentire per davvero, e per milioni di persone iniziò un percorso fatto di disperazione vera, con la sensazione di essere entrati in un tunnel del quale non si vedeva la luce in fondo. Insomma, si venne a creare una situazione ideale per chi campa speculando sull’altrui disperazione: persone senza scrupoli che esistevano anche in era pre-Covid e che sanno bene come monetizzarla. Poi si aggiunsero anche i giornali, le liti mediatiche tra virologi ma anche l’indifferenza di chi, evidentemente col culo al caldo, ha snobbato l’urlo di disperazione di chi aveva perso non solo il lavoro, ma spesso anche la dignità, realizzando all’improvviso di essere diventati dei lavoratori “inutili”. L’ipotesi, dunque, è che chi era convinto di lottare per una giusta causa e di fare qualcosa di nobile contribuendo nel suo piccolo a “salvare il Mondo”, si sia sentito tradito convincendosi che, a questo punto, “c’è qualcosa sotto”. Cosa, di preciso, non si sa, ma deve essere per forza così. Ciò che è certo che molti di quegli sceriffi che vi insultavano se uscivate di casa, ora vi insultano perché indossate la mascherina, pardon, la “museruola”. Chissà come dovranno sentirsi in questi giorni, quando la mattina prendono in mano lo smartphone e facebook propone come ricordo i loro post di un anno fa.

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