di Deejay

Perché c’è poco da ridere di chi credeva agli occhiali ai Raggi X

I più giovani di voi, sicuramente, non hanno la più pallida idea dell’oggetto di cui stiamo parlando, o forse ne avranno sentito solo vagamente parlare: gli occhiali ai Raggi X. Fino agli anni 70/80 del secolo scorso, infatti, la pubblicità di questi mirabolanti occhiali faceva capolino nelle principali riviste e giornalini, come “Monello” o “L’Intrepido”. Per poche migliaia delle vecchie lire, promettevano a chi li avrebbe indossati degli incredibili poteri. Quanti hanno pensato di farci un pensierino nella speranza di vedere attraverso i vestiti delle persone? E quanti il pensierino, invece ce lo hanno fatto davvero ricevendo, ovviamente una sola? Parecchi. Gli occhiali erano di cartone, con due buchini nel centro delle “lenti” e, naturalmente, non assolvevano neanche in minima parte al loro scopo. Allora non c’erano le normative sulla privacy che ci sono ora, per cui il pacco arrivava pure con la scritta “Occhiali a Raggi X” in bella vista. Se aveste comprato un giocattolo sessuale, il postino avrebbe sicuramente sogghignato meno.

Perché vi stiamo parlando di questo oggetto vintage? Perché oggi pensiamo a quanto quelle generazioni fossero tanto ingenue da credere che un prodotto del genere funzionasse davvero, ma basta aprire la nostra home di facebook per renderci conto che, in realtà, c’è poco da ridere: a quei tempi, almeno, c’era l’attenuante nel voler toccare con mano e verificare in prima persona che l’articolo fosse una bufala (chissà, magari in molti lo acquistarono proprio con quell’intento, o solo per il gusto di avere questo oggetto del desiderio, pur essendo consapevoli del suo non funzionamento). Oggi questa attenuante non c’è: se ci capita sotto il naso una notizia di qualsiasi tipo, abbiamo tutti gli strumenti per verificarne quasi in tempo reale l’autenticità. Non ci vuole molto, se non fosse per la volontà di credere a tutti i costi a qualcosa che ci fa piacere credere. Se credere agli occhiali ai Raggi X era più che altro una questione di ingenuità, credere che il 5G diffonda il Coronavirus è ignoranza colpevole e senza giustificazioni. Così come per tutte le bufale che circolano massicciamente in rete: ce ne sono tante, ogni giorno ne fioccano di nuove, ma è anche vero che esistono strumenti e servizi adeguati per non abboccare a esse.

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