di Deejay

“Mascherine pure dentro casa” – Cosa cambia davvero

I titoli dei giornali possono spesso trarre in inganno i lettori, specie quelli (tantissimi) che si fermano ai titoli degli articoli senza nemmeno degnarsi di leggerli.

Infodemia: un termine che stiamo imparando a conoscere e a temere quasi come la pandemia. Siamo quotidianamente bombardati da tonnellate di fake news, delle quali siamo soliti occuparci da anni. Anche la stampa “ufficiale”, tuttavia, non scherza. Siamo altresì bombardati da titoli ad effetto che, considerando l’elevato tasso di analfabetismo funzionale del nostro Paese, finiscono per creare danni e disinformazione al pari della fake news, con la differenza che un articolo scritto da un giornale “vero” è intrinsecamente più autorevole e tende ad aver un maggior peso (“hai visto, lo dice anche il giornale, mica un sito di fake news!”).

La tecnica del “titolo ad effetto” per invitare il lettore a cliccare sul link è lecita e non è nemmeno nuova: si usava e si usa ancora con la carta stampata (pensate alle locandine all’esterno delle edicole). Purtroppo la realtà vuole che, specie nel nostro Paese, sia una tecnica che probabilmente crea più danni che benefici, visto che la maggior parte dei lettori si ferma al titolo. Talvolta solo alla figura o addirittura a una singola parola del titolo. Per esempio, il termine “immigrati”, per taluni diventa come un drappo rosso per un toro: iniziano a vomitare commenti razzisti senza nemmeno leggere nemmeno il resto del titolo, figuriamoci l’articolo.

Per esempio, dietro i titoli allarmistici sul Covid, in molti ci vedono un complotto in cui vengono coinvolti tutti i giornali che farebbero parte di una macchinazione globale per diffondere terrore a supporto dei governi mondiali. In effetti i giornali abbondano di titoli troppo spesso esagerati, ma noi riteniamo che lo siano per un motivo molto più banale rispetto all’ipotesi di un gomplottone plutogiudaicomassonico: fare click, e quindi “cash”. Ripetiamo, è del tutto lecito cercare di vendere il proprio prodotto, però è una tecnica che può produrre danni e disinformare.

I titoli “furbi”, però, possono essere anche il frutto della linea politica degli editori. Un giornale antigovernativo tende a scrivere titoli sicuramente non benevoli verso il Governo in carica. Anche questa non è una novità, ci sta e fa parte del gioco ma, ripetiamo, per la consolidata abitudine dei lettori a fermarsi al titolo, possono diffondersi voci incontrollate su qualcosa che non corrisponde al vero. Prendiamo per esempio questo titolo de “Il giornale” del 7/10/2020, in merito alla conferenza stampa del Premier Giuseppe Conte che in serata ha annunciato il contenuto del nuovo DPCM:

Leggendo il titolo sembrerebbe quasi che il nuovo DPCM preveda l’obbligo di indossare la mascherina anche dentro casa. Ovviamente non è così. Il premier Conte, durante la conferenza stampa, ha detto che lo Stato non può imporre l’uso della mascherina dentro casa, ma ha più volte fortemente raccomandato di fare attenzione ai comportamenti all’interno delle mura domestiche, per esempio quando si ospitano amici, ma soprattutto di prestare attenzione ai propri cari più deboli, come gli anziani, ai quali potremmo involontariamente trasmettere il contagio. Per dire che ci sembrano parole di assoluto buon senso, non occorre certo essere filogovernativi (chi vi scrive, per esempio, ne avrebbe di cose di contestare al Governo, ma non certo in questo caso). All’interno dell’articolo, infatti, c’è scritto questo:

I 3678 casi di oggi sono un importante campanello d’allarme per innalzare la soglia d’allerta, soprattutto in ragione del fatto che stando a quanto sta emergendo, le più importanti catene di contagio si stanno verificando all’interno dei gruppi familiari. Anche per questo motivo Giuseppe Conte consiglia di “stare attenti anche in famiglia. Raccomando mascherina se si ricevono ospiti in casa”

Insomma, tra “consigliare” e “obbligare” c’è una differenza non da poco! Il titolo dell’articolo, in realtà, non afferma il falso, non specificando se si tratta di un consiglio o di un obbligo. Sul fatto che sia un titolo fuorviante, invece, non vi sono dubbi. Ecco infatti qualche commento tratto proprio dal post della pagina facebook del giornale:

 

 

i