di Deejay

L’incomprensibile masochismo di chi lavora col pubblico ed è contrario ai vaccini

C’è un fronte antivaccinista che preoccupa molto, questo lo sappiamo benissimo. Ciò che appare davvero incomprensibile è che molti no-vax appartengano alle categorie più martoriate in assoluto da questa pandemia, ovvero quelle che lavorano con gli assembramenti o col pubblico in generale. Per moltissimi lavoratori dello spettacolo, per esempio, il lockdown è iniziato a fine febbraio 2020 e di fatto non è mai terminato: concerti, discoteche, teatri, cinema, manifestazioni fieristiche, trasporti, grandi eventi in generale. C’è un mondo che non lavora da mesi, oppure che lavora a singhiozzo, come quello della ristorazione. Che ci siano tante persone che non ne vogliono sapere del vaccino, vuoi perché sono giovani in buona salute, vuoi perché la pandemia non tocca il loro posto di lavoro, da un certo punto di vista è “comprensibile” (molto tra virgolette), anche a causa della mancanza di una adeguata campagna di informazione sui vaccini, ma non è questo il punto sul quale ci concentreremo in queste righe. Appare davvero incredibile come molte persone duramente colpite economicamente dal virus si stiano arroccando su posizioni marcatamente antivacciniste: artisti, dj, gestori di locali, organizzatori di eventi. Non generalizziamo: gran parte di loro vede il vaccino come una manna dal cielo, lo strumento che in tempi ragionevoli potrebbe farci ritornare alla vita di prima. Eppure alcuni di loro, del vaccino non ne vogliono sapere e ci si chiede: quale altra soluzione si aspettano o propongono per venirne fuori? In ambito artistico, ci sono forse degli artisti mediocri che godono del fatto di vedere non lavorare dei concorrenti verso i quali provano invidia? Può darsi, ma ce ne sono anche di affermati, e molti imprenditori di successo che in era pre-Covid lavoravano alla grande, che ora sono fermi ma che nonostante tutto non ne vogliono assolutamente sapere del vaccino. Una posizione che appare incomprensibile e masochista. Quando torneranno a lavorare grazie alla vaccinazione degli altri, magari, fateglielo notare. Ci sono molti modi per farglielo presente: ad esempio, fossi l’organizzatore di un evento, dopo la pandemia non ingaggerei mai un artista no-vax. E come cliente eviterò di andare a un suo concerto o di mangiare una pizza in una pizzeria il cui titolare aveva bombardato i social con post contro i vaccini. Un invito al boicottaggio? Chiamatelo come volete, io come consumatore preferisco chiamarla “libertà di scelta”, una frase a loro molto cara.

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