di Deejay

La grande lezione di stile dei lavoratori dello spettacolo

Editoriale.

Mentre lo scorso fine settimana gli occhi dei media (noi compresi) erano puntati sulle manifestazioni dei cosiddetti “no mask”, in Piazza Duomo a Milano si svolgeva un’altra manifestazione di protesta, decisamente molto diversa come stile e come toni: quella di lavoratori dello spettacolo. “Bauli in piazza” è il nome dell’iniziativa, un titolo tratto dai classici bauli (o flight case) che vengono impiegati per contenere, proteggere e spostare agevolmente le attrezzature necessarie allo svolgimento di uno spettacolo: cavi, amplificatori, luci, centraline e quant’altro. Partecipando a un concerto o a un evento teatrale, probabilmente ne avrete visto più di uno. Centinaia di questi bauli sono stati disposti in Piazza Duomo in modo preciso, ordinato. Opportunamente distanziati in ottemperanza alle attuali normative anti-Covid, così come tutti i partecipanti indossavano una maglietta a tema con l’evento e una mascherina. La protesta è stata silenziosa. A tratti è stata “rumorosa”, nel senso che i partecipanti hanno usato le loro mani sui loro bauli, trasformati in tamburi per l’occasione. Nessun urlo, nessun insulto, solo tanta dignità: quella che non solo la politica, ma che anche la società sta di fatto negando loro, etichettandoli più o meno esplicitamente come lavoratori “inutili”. Molti di loro non lavorano da fine febbraio 2020 e oltre al danno economico devono subire il danno morale prodotto da questa etichetta che viene loro ingiustamente appioppata. Va ricordato che, se è vero che il Covid ci ha danneggiati un po’ tutti, le categorie che hanno a che fare col pubblico sono in assoluto quelle più danneggiate, e sono quelle che ne usciranno per ultime. Quando sentiamo dire che un nuovo lockdown deve essere assolutamente evitato, pensiamo anche che per migliaia di persone il primo lockdown non è mai finito.

Non è la prima volta che ci occupiamo di questo aspetto della pandemia: siamo stati tra i primi a farlo e abbiamo constatato con piacere che il tema inizia a essere affrontato anche da altre realtà. Ciò che abbiamo già avuto modo di denunciare, è che la narrazione negazionista cerca di far leva sul disagio sociale. Non è raro vedere persone che consideravamo “insospettabili” e razionali iniziare a condividere fake news negazioniste, statistiche vere ma decontestualizzate e in generale tutto quel materiale tanto caro a un fronte che si nutre di disperazione vera, che finge di interessarsi dei problemi di chi è in difficoltà ma che in realtà, oltre a non offrire alcun tipo di soluzione, è solo interessato ai click e a monetizzare speculando sui problemi altrui. A chi si trova in difficoltà, il consiglio è quello di non cedere alle lusinghe di certi personaggi perché potrebbero delegittimare le ragioni della protesta. Del resto, come potrei affidare la tutela delle mie istanze a chi si presenta con un casco in testa dicendo che è più facile essere colpiti da un asteroide che morire di Covid?

Ecco perché è importante dar voce e  plaudire a iniziative come “Bauli in piazza” durante la quale, con grande dignità, i manifestanti ci hanno dato una grandissima lezione di stile e un modello di protesta da seguire. E riteniamo importante che ciascuno di noi la smetta di guardare solo al proprio orticello: se pensiamo che ci siano dei lavori “inutili”, teniamo presente che domani potremmo svegliarci apprendendo che qualcuno ha ritenuto “inutile” anche il nostro.

Bauli in PIazza nasce come un movimento orizzontale. Lo è, lo sarà finché resterà attivo. Abbiamo aperto a tutti e tutti…

Gepostet von Bauli In Piazza am Sonntag, 11. Oktober 2020

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