di Deejay

È diventato impossibile parlare di Covid senza venire insultati

Se a tu per tu è magari ancora possibile intavolare una discussione pacata e razionale, sui social sembra diventato impossibile discutere civilmente di qualsiasi argomento. Figuriamoci di Covid!

Sembra infatti che il mondo si sia diviso in due fazioni estremiste, in modo del tutto simile a quanto accade quando si parla di politica. Ho perso il conto di quante volte nella vita mi è capitato di sentirmi dare del fascista dai comunisti e del comunista dai fascisti. Perché ogni volta che esprimi un’opinione, dall’altra parte c’è sempre qualcuno che, ancor prima di valutare l’opinione in sé, cerca di appiopparti un’etichetta, per poi risponderti in base a quella. Anche sul Coronavirus sembra si sia radicato un meccanismo simile: “ma costui, da che parte sta?”

Così, quando mi sono espresso sulla necessità di continuare ad osservare le regole di distanziamento e di indossare la mascherina, sono stato etichettato come servo del sistema che si informa solo sui tiggì. A seguire, mi sono sentito dire che è una finta pandemia e tutte le frasi preconfezionate che abbiamo imparato praticamente a memoria gestendo e seguendo la nostra pagina. Mi continuo a chiedere: ma a questi signori sarà mai venuto in mente che se la situazione in Italia è (almeno nel momento in cui scrivo) migliore rispetto a quella del resto d’Europa, ci sarà anche un motivo? Sarà mica che è proprio il frutto dei sacrifici fatti e del fatto che abbiamo rispettato le regole più degli altri? Quando dicono che non è più necessario rispettare le regole perché la situazione è migliorata, non gli passa per l’anticamera del cervello che sia migliorata proprio grazie ad esse? Eppure la narrazione negazionista fa molta presa su chi è in grave difficoltà economica a causa della pandemia. Del resto, se chi è rimasto senza lavoro non viene ascoltato, è normale che darà retta a chi gli dà ascolto, tanto più se si trova pure nell’umiliante situazione di doversi vergognare di chiedere di poter lavorare, perché sta accadendo proprio questo, e molti sembrano non volersene accorgere. Ecco, sappiate che il fronte negazionista non aspetta altro!

Del resto, non mi è andata meglio quando, esprimendo qualche pacata opinione in qualche post pubblico, più di qualcuno ha deciso che fossi un negazionista. Mi è capitato, appunto, quando ho difeso le categorie ancora impossibilitate a lavorare: lavoratori dello spettacolo, del mondo dello sport e in generale chi ha a che fare con il pubblico. Apriti cielo! Mi sono sentito dare dell’irresponsabile, dell’untore, che dovrei farmi un giro in terapia intensiva. Sono quelli che io chiamo “restacasisti” o “chiudotuttisti”, che vorrebbero chiudere qualsiasi attività, a patto che non sia la propria, ovviamente. Una sorta di  “chiudiamo tutto altrimenti dovremo chiudere tutto”. Un atteggiamento che alla lunga sta finendo per fare il gioco dei negazionisti. Una mancanza di empatia che prima o poi potrà tornare indietro come un boomerang: quelli che sono soliti etichettare molte attività come “inutili”, un giorno potrebbero svegliarsi la mattina e scoprire che il mondo ha deciso di poter fare tranquillamente a meno della loro.

Sarebbe opportuno ricordare che anche esprimersi solo in base a quanto accade nel proprio orticello è un evidente sintomo di analfabetismo funzionale. Gli AF non sono sempre “gli altri”, mettiamocelo bene in testa!

Concludendo, parafrasando ancora una volta il Manzoni, potremmo dire che “il buon senso c’era, ma era asintomatico!”

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