di Deejay

Il Paese più avanti con le vaccinazioni ha un problema

Dal Prof. Roberto Burioni, Israele è stato definito come una sorta di “Gigantesco esperimento a cielo aperto” per quanto riguarda le vaccinazioni in quanto è al momento il Paese che sta vaccinando la sua popolazione con maggior velocità. “Correlation is not causation” è una regola che va sempre ricordata, per cui è necessario tenere sempre i piedi per terra anche se le impressioni sembrano infondere ottimismo. Siccome la scienza non si fa con le impressioni, attendiamo dati concreti e continuiamo semplicemente a osservare con attenzione cosa sta accadendo e cosa accadrà nei prossimi mesi in Israele: le correlazioni che si possono osservare tra percentuale di vaccinati e decremento dei casi gravi, fanno al momento ben sperare. In ogni caso, Israele sta dimostrando di credere fortemente nel vaccino e sta mettendo in campo una macchina organizzativa decisamente invidiabile. Oltre a tutto questo, va tuttavia segnalato un episodio che stride non poco con l’immagine che Israele sta fornendo al mondo di sé nel suo rapporto idilliaco e virtuoso con le vaccinazioni: l’enorme assembramento in occasione del funerale di un rabbino morto di Covid, Rabbi Meshulam Dovid Soloveitchik, capo della scuola religiosa “Brisk”, che ha visto la partecipazione di migliaia di “haredi” (un gruppo ortodosso), in barba alle normative anti-Covid. La cosa, in realtà, non deve sorprendere più di tanto, perché era già noto da tempo quanto parte del mondo ortodosso fosse restio ai vaccini e di quanto, al momento, sia uno dei principali ostacoli contro la messa in essere di una campagna vaccinale straordinaria che tutto il mondo sta prendendo a modello. Lo scontro tra alcuni gruppi ortodossi ed il resto del Paese non riguarda solo i vaccini, perché sono da sempre contrari anche a tutte le norme di contenimento messe in campo dal Governo. Nelle loro località, il tasso di contagio è il doppio rispetto alla media nazionale.

Paese che vai, negazionisti che trovi.

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