di Deejay

Il negazionismo si nutre del negazionismo della sofferenza

Come si crea il consenso politico? Ci sono due modi: uno più tradizionale e paziente, l’altro più immediato ma effimero. Nel primo scenario parliamo di politica attiva, che getta le sue fondamenta nel territorio, che produce un consenso non immediato ma più stabile nel tempo. Il secondo caso riguarda soprattutto quanto abbiamo potuto osservare nell’ultimo decennio, grazie ai social media, e l’ultimo ventennio grazie ai media tradizionali. Tralasciando il berlusconismo, che oggi sembra appartenere a un’era geologica fa, concentriamoci su come è mutato lo scenario politico negli ultimi anni, grazie ai (o per colpa dei) social media. Autentico pioniere di questo nuovo modo di fare politica è stato sicuramente Beppe Grillo, con l’ausilio di Casaleggio, che è riuscito, praticamente dal nulla, a creare un movimento che in poco tempo è diventato il primo partito italiano. L’idea di fondo era (ed è ancora) nobile: svecchiare la politica, rimettere al centro della politica la questione morale, combattere la corruzione e il malaffare. Tutti ideali dall’indiscussa nobiltà. Accanto a questi nobili ideali, tuttavia (non ce ne vogliano i lettori grillini, ma è un dato di fatto) vennero portate avanti una serie di idee dal contenuto palesemente antiscientifico, che fecero presto breccia tra l’elettorato. Il primo Movimento ebbe, tra i suoi esponenti, diversi propugnatori di Bufale e di Fake News. Tralasciamo quelle diffuse allo scopo di denigrare gli avversari, che non ci competono e facciamo finta che appartengano al gioco della politica. Noi ci occupiamo di quelle scientifiche, e su quelle non guardiamo in faccia a nessuno (infatti vedrete che poco più sotto non parleremo più del M5S).

Insomma, tutto questo cappello introduttivo per arrivare dove, oltre a prenderci qualche maledizione da parte di più di qualche elettore del Movimento? Beh, è presto detto: la nostra impressione è che se nello stesso contenitore inserisci dei validi e nobili principi insieme e delle fake news, queste ultime tenderanno a diventare anch’esse nobili e veritiere “per osmosi”. Quando metti tutto in un unico calderone, dove gli argomenti predominanti sono reali, tutto ciò che è stato inserito in nello stesso calderone assumerà un’indebita credibilità.

Successivamente, il Movimento visse il suo processo di maturazione politica e di esperienza governativa e iniziò a scremarsi di quella componente del “calderone”, divenuta ormai scomoda e fonte di imbarazzi, lasciando scoperta un’appetibile fetta di elettorato che, orfana e delusa da quel cambio di rotta sul piano dell’atteggiamento nei confronti della scienza, venne intercettata dalla destra sovranista che seppe bene come coccolarsela e ad attirala a sé. In Italia è la destra sovranista e tutto sommato moderata a confronto dell’estrema destra che, in varie parti del mondo, è la dominatrice assoluta delle fake news a mezzo social, talvolta assurde, ma tanto sono più assurde, tanto più sono credute e condivise (vedasi Q-Anon, per esempio). Ma il meccanismo non cambia: nel calderone vengono mescolati problemi reali e disinformazione: quest’ultima assume credibilità grazie ai primi. Ed ecco che pian piano stiamo arrivando al succo del discorso e al motivo del titolo di questo editoriale (che rappresenta una nostra opinione, aperta a obiezioni che vi invitiamo a esternare nei commenti, e che speriamo possa essere uno spunto di discussione).

Dopo un anno di pandemia, il fronte negazionista del Covid si è fatto sempre più corposo. Chi si cela dietro i propugnatori di fake news ad alto contenuto pseudo scientifico? Banalmente dei soggetti che hanno tanta voglia di monetizzare coi click, Questo fenomeno non riguarda solo loro, ma anche buona parte della stampa “ufficiale”, che non disdegna di scrivere titoli ad effetto contro i vaccini, salvo poi realizzare che il contenuto degli articoli non corrisponde pienamente a ciò che il titolo lasciava a intendere. Ma intanto la frittata è stata fatta, anzi, tantissime frittate. Troppe. Molto probabilmente, dietro i divulgatori di bufale non ci sono solo bufalari da sottoscala, ma qualcosa di più grosso: i complottisti, che dubitano di qualsiasi cosa, non si pongono tuttavia mai il dubbio di essere loro stessi manipolati da qualcuno. La tecnica è sempre quella descritta: infilare le fake news in un calderone dove ci sono istanze legittime e problemi veri. I bufalari sanno benissimo come approfittare delle debolezze, e in questo particolare periodo di debolezze ce ne sono in grande quantità. In questo periodo che vede imporsi un rinnovato e inedito scontro sociale, essi si nutrono della disperazione e del disagio delle persone che stanno soffrendo a causa della pandemia, economicamente e moralmente. Capita di osservare anche un altro spiacevole fenomeno, di segno opposto e spesso trascurato: il negazionismo della sofferenza, che è rappresentato dalla mancanza di empatia da parte di chi è meno colpito dalla pandemia nei confronti di chi vive la propria quotidianità nell’angoscia e nell’incertezza. Quelli che vorrebbero chiudere tutto, a patto però che la cosa non intacchi il proprio orticello. Troppo spesso chi è in difficoltà viene non solo ignorato, ma a volte addirittura schernito. Questo è un grave errore che fa solo il gioco dei negazionisti. Quante volte avrete visto scorrere nella vostra home dei post in cui si esprimono delle proteste oggettivamene sacrosante e delle critiche su scelte politiche oggettivamente indifendibili, ma nei quali sono stati introdotti anche degli elementi di dubbia validità scientifica? Fateci caso, il meccanismo è sempre quello: quegli elementi guadagnano credibilità perché associati a notizie vere. Non c’è una diretta correlazione tra le due cose, ma di fatto viene indotta, spesso e volentieri ad arte.

In conclusione, a chi cerca di far sentire il proprio grido di dolore, non è più sufficiente troncare sul nascere ogni sua obiezione con la retorica del “prima la salute”. Perché è un’affermazione verissima ma non che può essere abusata e usata come scusa per non dare delle risposte, o quantomeno per non dare un po’ di conforto a chi è in difficoltà. A volte, magari, basterebbe anche quello. Sarebbe già qualcosa.  Le risposte, quelle vere, deve darle la politica, mostrando e dimostrando più concretezza e competenza. Noi cittadini, nel frattempo, potremmo magari iniziare a uscire dal nostro habitat naturale e a guardare la realtà a 360 gradi, perché ciò che non ci riguarda ora, potrebbe travolgerci a breve. Che poi, diciamolo, è un tantino ipocrita criticare chi diceva “prima gli italiani” quando, di fatto, siamo diventati campioni nella disciplina del “prima il nostro orticello”.

 

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