I CLASSICI errori grammaticali dell’analfabetismo funzionale

grammatica italiana

Un sms da scrivere al volo mentre si è al volante, un commento su Facebook a cui rispondere, quell’amico che in chat che ci ha chiesto di uscire. Siamo nell’era della velocità e dei tanti stimoli contemporanei. Mentre si è al pc a inviare delle mail si sbirciano anche i social e parallelamente si utilizza il cellulare e magari c’è la musica in sottofondo e pure più conversazioni WhatsApp in corso. Tutto questo genera inevitabilmente delle disattenzioni, una scarsa attenzione e un’ancora più scarsa cura a ciò che si scrive. Per questo la grammatica italiana soffre.

L’Italia è un Paese con un alto tasso di analfabeti funzionali: sono persone che hanno ricevuto un’educazione scolastica di base, ma che non hanno sviluppato un pensiero critico e analitico. Credono a tutto ciò che leggono in rete, non hanno autonomia di giudizio, tendono a riversare nello scritto la stessa terminologia del parlato. Questo incide ovviamente sulla qualità della loro scrittura, che appare approssimativa, elementare e ricca di strafalcioni.

Il problema della grammatica italiana

 

La grammatica italiana è certamente complessa, ma dando anche solo una rapida occhiata sui social network, sulle testate online, sui blog e le community si evince quanto gli errori più diffusi riguardino nome davvero basilari, della nostra lingua, nozioni che dovrebbero essere interiorizzate in tenera età. Gli errori più frequenti riguardano:

  • punteggiatura (31%): virgole, punti, punti e virgola e due punti vengono usati con troppa leggerezza e senza differenziarne il diverso uso per cui sono stati creati. C’è anche una sovrabbondanza di punti interrogativi ed esclamativi;
  • apostrofi (41%): a mietere tante vittime è il qual è, che va sempre scritto senza apostrofo mentre sempre più spesso viene tristemente scritto con. Stesso discorso per la differenza tra “un pò” (errore!) e la forma corretta un po’. O ancora, la differenza tra davanti e d’accordo: il primo senza apostrofo il secondo con. Stessa difficoltà per gli accenti e la distinzione tra quelli gravi e acuti;
  • il famigerato congiuntivo (34%): il che nelle forme verbali è particolarmente difficile da gestire, generando vero e propri scempi linguistici;
  • errori di pronuncia: scrivere come si parla fa sì che a volte si riversi su carta, per così dire, un modo di esprimersi non solo non consono, ma anche del tutto scorretto. Per questo ricorrono frequentemente (o)rrori come: “pultroppo”, “propio”, “borza” o “cortello”.

Nella velocità con cui si scrive sono sempre più entrate in uso abbreviazioni: ch sostituito da “k” , “X” al posto della forma estesa per. Poi certo, bisogna capire cosa facciano gli analfabeti funzionali col tempo risparmiato omettendo qualche lettera. Di certo, non è tempo che dedicano alla lettura di un buon libro o per consultare un valido dizionario.

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