di Deejay

[Editoriale] Elezioni 2020: il vero sconfitto è il negazionismo?

Chi ha vinto le elezioni regionali 2020? Tutti, come sempre! La politica ci ha da sempre mostrato la sua abilità nel vedere il bicchiere mezzo pieno in caso di sconfitta (anzi, meglio chiamarla “non vittoria”). In effetti, c’è chi dice che la destra abbia perso perché non ha sfondato come previsto (ma governa in 15 regioni). Che il Movimento 5 Stelle abbia perso clamorosamente (ma ha vinto il referendum). Che il PD non abbia brillato (ma può festeggiare viste le previsioni non rosee e un periodo di non grande popolarità tra l’elettorato). Ecco, noi non siamo soliti addentrarci in considerazioni puramente politiche, perché non ci competono. Preferiamo piuttosto focalizzarci su ciò che ci riguarda più da vicino e che più ha a che fare con la nostra pagina e con gli argomenti che siamo soliti trattare; per cui vi proporremo il nostro modesto punto di vista sul risultato elettorale, cercando delle correlazioni tra esso e l’approccio dell’elettorato con l’incubo Covid, ma anche con la scienza in generale.

Il flop elettorale dei partiti no-vax

Rispetto alle piazze piene che abbiamo visto, con tanto di polemiche per i relativi assembramenti, i rappresentanti del mondo antivaccinista, complottista e negazionista hanno portato a casa un risultato decisamente deludente.

Chi ha “lisciato il pelo” ai negazionisti è stato penalizzato.

Si direbbe di sì, e possiamo tranquillamente fare nomi: Matteo Salvini, per esempio. A differenza della sua alleata Giorgia Meloni, che ha anche preso in giro i 5 stelle per il loro passato complottista, facendo intendere che la sua posizione è a favore della scienza,  il leader del Carroccio, pur non essendo mai stato apertamente negazionista, ha compiuto dei gesti che sicuramente hanno strizzato spesso l’occhio a quel mondo: i ripetuti selfie senza mascherina (“Non posso? Ah,no?”), le passeggiate, i comizi, gli assembramenti. Tutti eventi con le regole anti-Covid applicate, diciamo, in modo molto “light”. La strategia della “Bestia” di Luca Morisi ha sempre basato il suo agire sull’assecondare il “sentore” popolare. Un sentore rillevato in larga misura nelle piattaforme social. Nel corso di questi ultimi anni, non è stato raro vedere dei post di (o a nome di) Salvini in cui il capitano si è espresso su un argomento molto popolare in rete. Facciamo un’estrema banalizzazione: se oggi il sentore comune fosse che il gelato al pistacchio fa schifo, nei prossimi giorni sarà molto probabile vedere Salvini che mangia un gelato alla vaniglia in un post in cui afferma che gli hanno offerto un gelato al pistacchio ma che, pur rispettando i gusti di tutti, ne ha preferito uno alla vaniglia. Questa tecnica ha sempre funzionato brillantemente. Sia chiaro, non è un crimine, è una tecnica per macinare consensi e un politico, per affermarsi, deve anche macinare consensi, poche balle. Il tema dell’immigrazione, per esempio, è stato un autentico cavallo di battaglia nella crescita del consenso di Salvini, ma forse è un tema che ha perso un po’ di “appeal”. Che gli elettori si stiano accorgendo che quello dell’immigrazione è UN problema ma non è IL problema? Insomma, siamo nella merda, sbarco più, sbarco meno, rimaniamo comunque nella merda e le priorità in questo momento, forse, sono altre.

I repentini cambi di posizione di Matteo Salvini su svariati argomenti, dunque, sono stati probabilmente il frutto dell’adeguarsi al comune sentore del momento. Un sentore, ripetiamo, misurato più che altro sui social. Ma se i social non fossero un campione rappresentativo della società? Allora la strategia potrebbe rivelarsi fallimentare. Vediamo tutti i giorni i social intasati da invasati che sparlano di vaccini, di onde elettromagnetiche, di complotti globali e quant’altro. A scorrere la home potremmo pensare che la maggior parte della gente la stia pensando così. Ma se fosse solo una minoranza rumorosa? Forse qualcuno lo ha pensato e, benché continuasse a ricevere pesanti insulti e minacce dai negazionisti, è andato per la sua strada, in palese contrasto con la linea del capo del suo partito.

L’enorme successo di Luca Zaia.

Il governatore del Veneto è sempre stato molto popolare, e molto probabilmente avrebbe vinto a mani basse le elezioni a prescindere, magari anche se non con l’incredibile percentuale bulgara che ha ottenuto. Eppure, nella gestione dell’emergenza Covid, di errori e di giravolte ne ha fatte anche lui. In piena emergenza, tuttavia, quando non si sapeva letteralmente che pesci pigliare, era comprensibile che un politico le provasse tutte, compreso il tentativo di percorrere la strada dell’Avigan. Ci fu inoltre un episodio in cui Zaia accarezzò un’idea molto cara ai complottisti, con quella famosa uscita (ripresa con successo da Maurizio Crozza e diventato un autentico tormentone nell’imitazione di Zaia) in cui affermò: “Dico una roba che farà incazzare qualcuno: se perde forza, vuol dire che è artificiale. Ragionateci sopra!”. In passato si era anche espresso per la non obbligatorietà dei vaccini, istituita dall’allora ministro Lorenzin, per la gioia dei genitori no-vax.

Eppure, col passare del tempo, specie nell’ultima parte della campagna elettorale, Luca Zaia ha sempre più fatto capire di avercela coi complottisti, nominandoli spesso per nome e criticandoli senza mezzi termini, sapendo che avrebbero invaso la sua pagina ricoprendolo di insulti e di minacce, come in effetti hanno fatto. Forse Zaia aveva ben capito che la realtà è diversa da quella da quella che ci appare aprendo i social? Probabilmente è proprio così (e noi ce lo auguriamo), e visti i risultati è difficile affermare che si fosse sbagliato.

Se da un lato ha preso una posizione sempre più netta nei confronti dei complottisti, dall’altro ha provato a far ripartire tutte le attività possibili. Un approccio magari molto “democristiano”, ma che probabilmente ha catturato l’interesse di quanti in questo momento hanno solo voglia di equilibrio in un Paese diviso tra “restacasisti” e “negazionisti” che si insultano H24 nei social. Del resto, è proprio la politica che in questo difficile momento si deve assumere l’onere di fare delle scelte che possano coniugare la necessità di contenere la diffusione del virus con la necessità delle aziende di poter lavorare. Tra i “restacasisti” e i “negazionisti” ci sono quelli che vogliono vivere l’emergenza con prudenza e consapevolezza, ma senza strapparsi i capelli. Insomma, con quel buon senso di cui tanto ci riempiamo la bocca ma che sembra così difficile da applicare. Che questi ultimi siano in realtà una maggioranza decisamente molto silenziosa?

Lo speriamo vivamente. Nel frattempo ragionateci sopra (cit.)

 

i