di Deejay

Duecento pagine negazioniste nel mirino della Polizia Postale del Piemonte

Una delle piaghe che rendono ancora più difficile la lotta alla pandemia C0vid-19 è senza ombra di dubbio la diffusione sistematica di fake news, spesso a opera di qualcuno che forse è il primo a non credere a ciò che divulga ma che magari crede fermamente nel ritorno di click che le bufale sanno sempre garantire potendo contare su una folta platea di analfabeti funzionali i quali, imbattendosi in certe pagine, ritengono di aver scoperto una verità nascosta che sanno solo loro, e non si rendono conto di essere manipolati da persone senza scrupoli che sanno bene come monetizzare l’ignoranza. A tal proposito, ha fatto molto scalpore la notizia secondo la quale la polizia postale di Piemonte e Valle d’Aosta starebbe indagando su ben 200 pagine social dal contenuto negazionista, distribuite su diverse piattaforme social (Facebook, Instagram, Twitter, Tik Tok). Ne hanno dato notizia, in data 4 gennaio 2021, Quotidianopiemontese.it e Repubblica.it, che hanno riportato questa nota della Polizia Postale:

Su queste piattaforme si cercano strategie di contrasto e di protesta, anche violenta, alle disposizioni in materia di contenimento del contagio. E’ evidente come i problemi economici e sanitari causati dall’emergenza coronavirus siano stati strumentalizzati da numerosi esponenti di vari movimenti non precisamente collocabili politicamente, per alimentare la disinformazione e organizzare azioni di violenza eversiva.
La crescente proliferazione delle fake news, sovente caratterizzata da un potenziale impatto negativo sulla salute pubblica e sulla corretta ed efficace comunicazione istituzionale, ha imposto di innalzare i livelli di attenzione per contenere il fenomeno. L’azione di contrasto è stata realizzata non soltanto sotto il profilo della repressione ma anche della prevenzione con interventi per veicolare le informazioni utili ai cittadini.

Le pagine che sono state segnalate potranno essere chiuse e gli amministratori potrebbero rischiare una denuncia per procurato allarme e per diffusione di notizie atte a turbare l’ordine pubblico.

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