di Deejay

Diversi comuni NO-5G stanno finendo in tribunale

Ricordate quel folle periodo in cui si era scatenata la psicosi contro la rete 5G? Oggi, fortunatamente, se ne parla molto meno, anche se le proteste contro la nuova rete non si sono ancora del tutto placate, ma diciamolo: il grosso di coloro che un anno fa pubblicavano fake news contro il 5G, ha smesso di farlo. Vuoi perché ora c’è da pubblicare quelle sui vaccini, vuoi perché temono di essere ridicolizzati nei commenti, vuoi perché hanno appena comprato l’ultimissimo smartphone col 5G.

Il picco di questa “moda” dettata dall’ignoranza, si raggiunse proprio a ridosso del lockdown di marzo 2020, quando si era diffusa la notizia: “Il 5G diffonde il Coronavirus” ricordate? In molti addirittura scattavano foto agli operai che stavano lavorando sui tralicci, convinti che ci avessero chiusi in casa proprio per installare il 5G indisturbati. Si registrarono anche degli incresciosi fatti di cronaca, con antenne date alla fiamme, che tra l’altro nella maggior parte dei casi non erano nemmeno antenne 5G. Tali incendi provocarono dei blackout in interi paesi che si trovarono senza linea voce e dati, compresi forse anche gli stessi autori di quei gesti. Delle teorie decisamente folli, cui tantissima gente credeva e che ora, fortunatamente, stanno un po’ scemando, ma solo perché la follia si è concentrata su altri argomenti.

In tutto questo folle scenario, se ricordate, si aggiunsero centinaia di sindaci che firmarono ordinanze anti-5G sull’onda della protesta popolare. Protesta basata esclusivamente su delle plateali fake news. Il picco di ordinanze contro il 5G venne raggiunto proprio a ridosso del lockdown. Molti sindaci ritirarono poi le loro ordinanze, anche in seguito a un decreto dell’allora Governo Conte, che fu costretto a intervenire per porre freno al fenomeno. Succede però che oggi molte di queste amministrazioni comunali siano state portate in tribunale dai gestori e che siano già state emesse le prime sentenze in virtù delle quali i comuni coinvolti dovranno risarcire le spese legali. E alla fine, chi pagherà? Indovinate:

“Ai 53.113 abitanti di Montesilvano, alle porte di Pescara, il no alle reti 5G decretato dal Comune costa, in fin dei conti, neanche cinque caffè. Ammontano a 11.250 euro le spese che il municipio abruzzese deve rifondere a Iliad e Wind Tre per essersi opposto ai loro progetti di installare antenne per le reti mobili di quinta generazione. Per il Tribunale amministrativo regionale (Tar) di Pescara le barriere legali elevate dalla cittadina sono illegittime. Sono serviti sette mesi e tre ricorsi, mossi dalle compagnie di telecomunicazioni che a Montesilvano vogliono impiantare le loro reti, per revocare il niet del Comune, a cui ora tocca mettere mano al portafoglio per coprire le spese legali.”

Ne ha parlato Wired.it in un articolo (qui il link) molto dettagliato in cui vengono mostrati dati e grafici molto interessanti, e che vi invitiamo a leggere.

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