di Deejay

Assembramenti: basta ipocrisie!

Editoriale/approfondimenti

Se abbiamo deciso di scrivere queste righe proprio in occasione della scomparsa del grande Maradona, che ci crediate o meno, è un puro caso: questo articolo ce l’avevamo da tempo sulla punta della tastiera, quindi la goccia che ha fatto traboccare il vaso non è tanto la morte di Maradona, quanto dover assistere agli ennesimi ed evitabili assembramenti in un momento molto più critico dell’emergenza Covid rispetto ad altri. Non vuole essere un attacco alla città di Napoli, né all’enorme (e assolutamente comprensibile) affetto dei napoletani nei confronti di una autentica leggenda del calcio. Lo scorso agosto, tra l’altro, scrivemmo un articolo simile anche in occasione della promozione dello Spezia in serie A. Fatta questa doverosa premessa, vogliamo ricordare quanti assembramenti sono stati tollerati negli ultimi mesi? Dai comizi politici alle manifestazioni di protesta; legittime ma che si sono svolte molto spesso in palese violazione delle normative anti Covid. Mentre continuiamo ad assistere a una “guerra tra poveri” tra coloro che sono costretti a dover tener chiusa la loro attività e chi rimarca loro che dovrebbero pensare alle centinaia di morti quotidiane, a un nuovo scontro tra statali e autonomi con continui scambi di accuse e di insulti reciproci, dobbiamo prendere atto che vi sono delle situazioni che sono inspiegabilmente tollerate dalla politica e dai media. Fa pensare come questi ultimi stiano parlando degli assembramenti di Napoli quasi esclusivamente in chiave del ricordo e della commemorazione di Maradona, e che pochi stiano facendo notare che si tratta comunque di assembramenti, e che in questo momento gli assembramenti sono comunque un male assolutamente da evitare. Sono forse gli stessi media sempre pronti a scagliarsi contro la famigerata “Movida”? Non è che stia passando l’idea che sia corretto fare distinzione tra assembramenti “buoni” e “cattivi”? Già, perché si dà il caso che il virus non sia minimamente intenzionato ad applicare tale distinzione, né tantomeno sia propenso a una convivenza pacifica con noi, come già ha ampiamente avuto modo di dimostrarci.

Eppure, l’impressione che il concetto di assembramento “buono” sia stato fin troppo (a torto) tollerato, la abbiamo già avuta quando abbiamo accettato senza riserve il rischio calcolato di stipare come bestiame i nostri ragazzi nei mezzi di trasposto, in virtù del fatto che era un rischio che andava inevitabilmente accettato, perché la scuola è assai più nobile di un aperitivo. Peccato che di questa nobiltà di intenti al virus non interessi proprio un emerito cazzo e che non gliene freghi assolutamente nulla del fatto che tu ti stia recando a scuola piuttosto che all’happy hour. Il risultato è stato che, alla fine, anziché preservare la scuola, siamo stati costretti a chiuderla subito dopo. Proprio un bel risultato, che dire. Per quanto tempo andremo avanti a far finta di tutto ciò incolpando, per esempio, le discoteche all’aperto aperte la scorsa estate?  Avranno sicuramente contribuito alla ripresa dei contagi, ma non sarebbe il caso di smetterla di puntare il dito su un fin troppo comodo capro espiatorio nell’eterno scaricabarile tra istituzioni? Siamo di fronte a decine di migliaia di decessi e a una crisi che sta producendo una ricaduta occupazionale senza precedenti dall’ultimo dopoguerra; non sarebbe ora di piantarla con queste ipocrisie e di essere tutti, nel nostro piccolo, un tantino più coerenti?

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