Allarmismo: quando l’AF è anche un laureato su Facebook!

Allarmismo, giornata intensa per le redazioni del nord Italia. Arriva un audio di Whatsapp dove una gentile signora comunica che all’ospedale Pederzoli di Peschiera del Garda ci sarebbero due casi infetti da Coronavirus. La notizia gira velocissima, non si riesce quasi ad arrestare. Sono ore calde, le Pubbliche Amminstrazioni e i loro sindaci si riuniscono per capire se ci sia un pericolo al quale far fronte, come comportarsi. Dopo la dovuta condivisione dei 10 comportamenti da seguire consigliati dal Ministero della salute, sulla pagina Facebook di un Comune viene pubblicato questo post:

                                                                          ⚠️⚠️⚠️ ATTENZIONE ⚠️⚠️⚠️

Ci raccomandiamo, per qualsiasi informazione, attenetevi sempre e solo a comunicazioni che arrivano dai canali istituzionali.

Ricordatevi di non diffondere notizie non verificate e non provenienti da fonti ufficiali.

La polizia postale sta già lavorando sulla divulgazione di notizie non verificate che creano solo allarme.

 

Molte condivisioni, ancora più reazioni visto che il bacino di utenza ha quasi sicuramente ricevuto gli audio di allarmismo, qualche commento e poi arriva, con calma, anche lui: il laureato su Facebook. Arriva colui che la legge la fa, che indica come persona da condannare, non chi ha fatto l’audio di allerta dei due fantomatici casi di Peschiera del Garda, no. La colpa va ricercata in chi, citiamo testé:

“chi nn ha fatto il lavoro di tutela come doveva”.

 

Ora, sicuramente questa persona sarà la più informata al mondo per dichiarare pubblicamente, perché ricordiamo che Facebook non è un parco giochi, quanto segue:

allarmismo da coronavirus

 

Insomma, secondo questa persona, chi ha creato allarmismo non ha colpa. Allora tutti titolati a far circolare le notizie senza verificarle e Fortunatamente c’è chi le verifiche le fa e non si lascia coinvolgere da queste reazioni impulsive che possono creare panico.

Ricordiamo anche noi di AF di seguire le direttive del Ministero della Salute, dal decalogo delle buone pratiche alle dichiarazioni ufficiali che vengono rilasciate.

Inoltre, ricordiamo a tutti che il procurato allarme è un reato penale, identificato con l’articolo 658 del Codice di riferimento.

 

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