Il morbillo sessant’anni fa: secondo i complottisti, si stava meglio col virus

Circola da tempo su Facebook un meme che ritrae due momenti del rapporto madre/figlio ambientati in epoche diverse: una nel 1955, l’altra nel 2018. Le didascalie che accompagnano i due momenti sono le seguenti: “1955: Paolo ha il morbillo. Vai a giocare con lui così prendi il morbillo e non ci pensiamo più”. “2018: Tu sei vaccinato, Paolo non è vaccinato, potresti morire a giocare con lui!”.

Ora, lungi da noi da voler prendere le parti dei pro vax o dei no vax, quel che ci fa sorridere è l’evidente semplcità del ragionamento, tendente alla banalizzazione di un problema sicuramente più ampio. Inoltre, ci fa sorridere il modo in cui – paragonando epoche diverse – si voglia sottolineare la giustezza dei vecchi modi di una volta contro l’erroneità di quelli attuali. Se tanto mi dà tanto, allora perché non curare i mal di testa con fori nel cranio per far uscire gli spiriti maligni? O i tumori con erbe ed arzigogolate formule esoteriche? In passato, ad una gamba rotta si legava una stecca e ci si camminava sopra senza fare fisioterapia. Ciò significa che il metodo era migliore delle viti di Schanz e dei più moderni sistemi ortopedici?

Ed oltre alla banalizzazione, c’è il complottismo. L’Analfabeta tipico non impiega molto a collegare questi falsi miti della medicina ad una cospirazione in atto. Il mondo sta tramando contro di loro per sterminarli tutti. E non c’è niente di meglio di un commento su Facebook per combattere le oscure lobby della medicina:

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