I migranti si barricano per protesta, torna il trend “padroni a casa nostra”.

Su Ansa.it si legge che in un centro di accoglienza in largo Perassi a Roma circa duecento migranti si sono barricati all’interno della struttura per protestare contro il mancato pagamento del pocket money. Sul posto sono accorse le forze dell’ordine per fare chiarezza. Alla fine, sembra che i migranti abbiano incontrato il responsabile della struttura di accoglienza col quale sono venuti ad un accordo. Quest’ultimo ha garantito che avrebbe saldato i pagamenti entro breve. La situazione è poi tornata alla normalità.

Per dovere di cronaca, si precisa che i cosiddetti “pocket money” non sono i 35 euro al giorno di cui tanto si parla, ma una quota che va da 1 a 2,50 euro al giorno che viene garantita ad ogni migrante dai proprietari dei centri di accoglienza. La quota viene prelevata dai finanziamenti che questi ultimi ricevono dallo Stato per mantenere la struttura e fornire vitto e alloggio.

E’ chiaro che la protesta dei migranti non era rivolta né allo Stato italiano, né al suo popolo.

Eppure, c’è qualcuno che, senza forse neanche leggere l’articolo, si è lasciato fuorviare dal suo titolo e da qualche pregiudizio di fondo. Riecheggiano così litanie ormai antiche:

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